lunedì 10 aprile 2017

Eccesso di cure, figli tolti ai genitori. La vicenda approda in Parlamento

Figli tolti ai genitori: il caso, che aveva già raggiunto la ribalta nazionale, approda in Parlamento attraverso un’interrogazione puntuale al Ministro della giustizia e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali attualmente. A presentarla l’onorevole Paola Binetti, psichiatra e politica italiana, già senatrice e ora deputata in forza all’Unione di centro. Nell’interpellanza viene anche formulata un’accusa: «I bambini - si legge in quelle righe - si trovano in una casa famiglia di Vigevano, senza genitori e senza cure farmacologiche, ma presentano gli stessi sintomi nonostante siano state rimosse le cause ipotizzate». Una situazione preoccupante che i genitori vogliono rendere nota.
Nell’interrogazione si ripercorre l’intera vicenda che vede protagonisti due bambini.

«Eccesso di cure». Questo dicono le carte dei magistrati relativamente a una vicenda molto delicata, che ha visto due genitori goriziani (lui medico, lei casalinga) privati dei loro figli, uno che frequentava la scuola elementare e l’altro la media, affetti entrambi da una grave disabilità derivante da una patologia genetica «certificata non certamente dai genitori ma dai medici». «In una famiglia di Gorizia - scrivono gli onorevoli Binetti, Buttiglione, Cera e De Mita - con padre medico e madre casalinga, nel 2007 e nel 2009, sono nati due bambini affetti da una rara malattia genetica (mutazione in POLG2), diagnosticata dall’istituto Besta di Milano. 

I bambini presentano ipoacusia neurosensoriale e ritardo del linguaggio, in un quadro complessivo di sviluppo neuro-cognitivo inferiore rispetto all’età. La patologia - si legge nell’interrogazione - è confermata dal Centro regionale per le malattie rare diretto da Bruno Bembi di Udine nel 2013. I bambini sono sottoposti ad accertamenti anche presso il laboratorio Courtagen Woturb nel Massachusset, in cui si conferma l’alterazione genetica. Anche il padre presenta una ipoacusia neurosensoriale in forma attenuata. La patologia crea nei bambini una vera e propria forma di disabilità cognitiva e comportamentale, rendendo necessario un intervento farmacologico e psico-pedagogico. 

Vengono presi in cura dall’Aas di Gorizia e sottoposti alla commissione medica per l’invalidità che conferma la diagnosi. A scuola sono seguiti da un insegnante di sostegno e portano protesi acustiche». Scrive ancora Binetti: «Con il tempo, il disagio si accentua e i genitori si rivolgono ai servizi sociali di Gorizia che capovolgono l’ipotesi di partenza. Non sono i bambini ad essere affetti da patologia genetica, ma i genitori ad essere esagerati affliggendo i bambini con un eccesso di cure. I genitori vengono segnalati dall’Azienda sanitaria Bassa friulana-Isontina alla Procura della Repubblica competente, che, in prima istanza, rigetta l’accusa fatta ai genitori ma poi avvia un’indagine con intercettazioni. 

L’accusa ai genitori è quella di eccesso di cure: in una intercettazione, la madre appare esasperata, minacciando di fare una sciocchezza se non troverà qualcuno che l’aiuti. Questo induce la Procura a far prelevare nel novembre 2015 i bambini da scuola e a disporre che siano ospitati nella casa famiglia di un’altra regione». Continua l’interrogazione: «La stampa locale ha dato molto spazio alla vicenda ed è disponibile una copiosa documentazione dalla quale emerge lo stupore della popolazione che considera l’accaduto un atto di ingiustizia. 

Attualmente, i bambini si trovano in una casa famiglia di Vigevano, senza genitori e senza cure farmacologiche, ma presentano gli stessi sintomi nonostante siano state rimosse le cause ipotizzate». Fatta tutta questa premessa, si chiede ai due Ministeri «le ragioni per cui i bambini sono stati allontanati dai genitori, dal loro contesto sociale abituale e siano stati privati del supporto farmacologico». E «come si intenda procedere in relazione alla questione dell’attività di servizi sociali in cui le diagnosi mediche più accreditate vengono spesso ribaltate, determinando situazioni in cui i minori sono allontanati dal loro nucleo familiare». 
Francesco Fain. Fonte Messaggero Veneto

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