domenica 2 aprile 2017

«Non udenti? No, siamo sordi». Lo spettacolo in lingua dei segni arriva a Napoli

Viene automatico, quasi per approcciarsi all'argomento in punta di piedi, definire lo status dell'impossibilità di ascoltare con la negazione non udente quasi mancasse qualcosa. Ma loro, «i sordi»
come preferiscono esser chiamati, tengono a chiarire di non essere stati privati di nulla. E anzi invitano ad «entrare nella loro dimensione per osservare le cose da una prospettiva diversa», come raccontano, nella videointervista a Il Mattino, Rita Mazza, attrice sorda che interpreta Sarah in Figli di un Dio minore, e Giorgio Lupano, che invece sente e ha imparato, in un anno e mezzo, la lingua dei segni per affrontare lo spettacolo in scena al Teatro Cilea di Napoli fino a domani 2 aprile

Per la prima volta a Napoli arriva la pièce che vede sul palco un cast di attori udenti e sordi. Figli di un Dio minore scritto da  Mark Medoff  racconta la  storia d’amore tra il nuovo insegnate di una struttura per sordi, il logopedista James con una sua allieva Sarah,  e sulle  difficoltà non solo sulle modalità di comunicazione tra di loro ed il resto del mondo, ma soprattutto sulle problematiche di affrontare un rapporto sentimentale, per poi scoprire che l’amore non si sente con le orecchie ma con il cuore.

Lo spettacolo interamente recitato con la lingua dei segni accompagna lo spettatore in un’altra dimensione avvicinandolo a conoscere, benché in soli 105 minuti, un altro modo di comunicare. È una produzione  di ArtistiAssociati e Officine del Teatro Italiano OTI in  collaborazione con l'Istituto Statale per Sordi - Roma  e porta sul palco, per la regia di Marco Mattolini anche Cristina Fondi, Francesco Magali, Gianluca Teneggi, Deborah Donadio. Farà sognare proprio come Randa Haines nell'86 con il film omonimo vincitore di Oscar e Golden Globe, grazie anche all'interpretazione di William Hurt e della protagonista femminile Marlee Matlin.

Il testo teatrale scritto nel 1978 e messo in scena negli Stati Uniti nel 1980: quella versione in lingua inglese fu ospitata al Festival dei Due Mondi di Spoleto sempre nel 1980 (unica rappresentazione di questo testo in Italia). Gli anni non hanno intaccato l'attualità e la freschezza di un testo, tuttora inedito nel nostro Paese, che ha oggi la forza di un classico contemporaneo, ponendo fine alla distanza fra due mondi per diventare emblema del confronto fra le tante solitudini legate alle diverse appartenenze sociali e culturali.
Francesca Cicatelli. Fonte: ilmattino.it



Napoli, al Cilea per la prima volta: "Figli di un Dio minore" con un cast di attori udenti e sordi
Lo spettacolo interamente “recitato” con la lingua dei segni
Per la prima volta a Napoli, al Teatro Cilea, fino al 2 aprile, arriva lo spettacolo “ Figli di un Dio minore”, l’imperdibile pièce che vede per questo allestimento sul palco un cast di attori udenti e sordi. “ Figli di un Dio minore” scritto da Mark Medoff , traduzione di Lorenzo Gioielli, con Giorgio Lupano e Rita Mazza nel ruolo di Sarah, racconta la storia d’amore tra il nuovo insegnate di una struttura per sordi, il logopedista James con una sua allieva Sarah, e sulle difficoltà non solo sulle modalità di comunicazione tra di loro ed il resto del mondo, ma soprattutto sulle problematiche di affrontare un rapporto sentimentale, per poi scoprire che l’amore non si sente con le orecchie ma con il cuore. Lo spettacolo interamente “recitato” con la lingua dei segni accompagna lo spettatore in un’altra dimensione avvicinandolo a conoscere, benché in soli 105 minuti, un altro modo di comunicare. Con Cristina Fondi, Francesco Magali, Gianluca Teneggi, Deborah Donadio. Scene e costumi Andrea Stanisci luci Francesco Traverso musiche Daniele D’Angelo, il tema di Sarah è composto ed interpretato da Giorgia. Aiuto regista Cristian Giammarini - assistente alla regia Lucia Morelli, casting Laura De Strobel interpreti LIS Arianna Testa, Elena Ferotti, Giuseppina Guercio consulente LIS di Giorgio Lupano, Vincenzo Speranza.
Fonte: ilvelino.it



Una lingua mai riconosciuta
Quella dei Segni è la lingua naturale delle persone sorde. A differenza di quanto pensino in molti, è una vera e propria lingua con una sua struttura e una sua sintassi (e non sono semplicemente gesti codificati), anche se, al posto dell’oralità, si sviluppa attraverso un canale visivo-gestuale. Tanto è vero che ogni Paese ha la sua (in Italia abbiamo la Lis, Lingua dei segni italiana) e, come accade per l’inglese, la più usata al mondo è la Asl (American Sign Language). Nonostante le ricerche socio-linguistiche siano relativamente recenti (in Italia negli anni 80 grazie al Cnr), ha una storia centenaria ed ha resistito al tempo e alla censura: alla fine dell’Ottocento e nella prima metà del Novecento, in molti convitti – dove vivevano e venivano istruiti i bambini sordi – era proibita, perché considerata “ghettizzante” e gli alunni erano costretti a “segnare” di nascosto. Diversamente da quanto accade in molti Paesi, anche europei, l’Italia non ha ancora riconosciuto la Lis come lingua di una minoranza linguistica: decine sono state negli anni le proposte di legge al Parlamento, rimaste però nei cassetti.
Il Fatto Quotidiano del 03-04-2017


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«La storia non è utile perché in essa si legge il passato, ma perché vi si legge l’avvenire» (M.D’Azeglio)
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"Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità", ideato, fondato e diretto da Franco Zatini



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