giovedì 23 febbraio 2017

Carola Insolera: storia di una modella sorda. Anzi, di una visual artist

Norvegese, sorda dalla nascita, ha lavorato alla tivù, nel circo e poi alla fashion week di Copenhagen. Oggi è richiesta proprio per la sua capacità di saper 'ascoltare' l'estro, la creatività e le richieste dei fotografi sui set di moda. Ecco la sua storia eccezionale.


Un personaggio particolare. Fuori dagli schemi, oltre le convenzioni. Si chiama Carola Insolera ed è una modella impegnata in shooting, sfilate e altri impegni legati al fashion system. È sposata, mamma e soprattutto è sorda dalla nascita. Non ama l’appellativo ‘non udente’ e guarda a quello che tutti definirebbero un deficit come a una diversità che le ha permesso, in realtà, di sviluppare altre doti e altre professionalità. La incontriamo a Milano, alla vigilia della fashion week. Ha appena finito di scattare la campagna pubblicitaria del marchio Bagutta, ritratta dall’estro del fotografo Stefano Guindani.

La prima domanda può sembrare banale, ma pensiamo sia quella che tutti ti rivolgono: come può una modella sfilare quando non sente la musica del défilé?
In realtà, le vibrazioni della colonna sonora si avvertono anche sul corpo, non solo con l’udito. Io, comunque, sono più interessata agli scatti fotografici e ai set più che agli show.

Quando e come è iniziata la tua carriera di modella?
Per caso e poi per scelta. Ho iniziato molto giovane, come presentatrice per una tivù svedese. Traducevo i contenuti in diretta con il linguaggio dei segni. Poi sono passata al circo, dove ho lavorato come contorsionista. Qualche anno dopo, nel 2011, mi hanno chiesto di fare una sfilata alla Copenhagen Fashion Week. Da quel momento, ho iniziato a lavorare esclusivamente nel campo della moda.

Essere sorda è un limite nel tuo lavoro?
Al contrario, per me è diventato quasi un plus. Ovviamente, le persone possono essere spaventate o avere delle resistenze. Ma tutti i fotografi e gli addetti ai lavori che hanno lavorato con me mi hanno confermato una grande intesa sul set. Non sentire ti permette di intercettare i desideri e le visioni più profonde dei creativi, qualità che spesso non si riescono a esprimere a parole. Lavorare nel circo, poi, mi ha abituato a una grande forza fisica, requisito fondamentale per una modella sul set. Resistenza fisica, intuizione, capacità di esprimersi visivamente: queste doti sono importanti quanto la bellezza, a volte di più. Infatti io non mi definisco semplicemente una modella ma una visual artist: essere sorda e utilizzare il linguaggio dei segni mi ha portato a enfatizzare al massimo la comunicazione visa, fattore fondamentale per chi si occupa di immagine e di fotografia. Con i fotografi, quindi, si instaura da subito una speciale alchimia, qualcosa che non ha bisogno dei suoni ma di una nuova dimensione del linguaggio. 
Simone Marchetti. larepubblica.it

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